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martedì 18 settembre 2007

I conti senza l'oste



Dice che in Veneto, tra le colline proseccate di Valdobbiadene, ci sta un'osteria dove uno va, sceglie cosa mangiare tra l'assortimento di salumi, formaggi e vini locali e poi lascia la propria quota in una cassetta di legno. L'oste, che nella vita produce salumi, arriva a sera tarda per chiudere ma, nel caso qualcuno abbia voglia di restare ancora un pò, gli lascia le chiavi e se ne va. Dice che i conti tornano. E pure gli avventori.

martedì 7 agosto 2007

Un'Oca da leccarsi il Baffo



Sarà che m'è venuta fame, però mi sono ricordato di non aver fatto nessun cenno al piacere che m'ha dato mangiare all'Osteria dell'Oca, a Mantova. Beh, se passate da quelle parti, fateci un salto (magari ora è un pò fuori stagione, ma tra un mesetto c'è il Festival della Letteratura). Io ci sono stato a pranzo e vi posso garantire che i Tronchetti (maccheroni secchi fatti a mano) con il ragù bianco di asino sono qualcosa che vi può riconciliare con il mondo (se non ci avete litigato, vi consiglio di farlo solo per il piacere di fare pace). Vengo da una terra dove i sapori sono tali e ultimamente è sempre più difficile trovare posti dove un piatto abbia ancora qualcosa da dire. Ecco, all'Osteria dell'Oca tutto parla, e con voce possente. Il Risotto degli ubriachi (lui magari farfuglia), il salame (maiale?) che ci hanno offerto come accoglienza, il lambrusco fermo della casa (amico di quelli di prima), il pane, che sembra quello delle fiabe. Con La cremosa Nadia vorresti fare qualcosa di più che parlare e basta. Parla poco il cuoco/proprietario Giulio Ghidetti, e solo con il suo imperioso Baffo, e nascosto dietro il bancone della cassa controlla che tutto vada come deve andare. Parlano il popolo e i principi mantovani, che si dividono le pietanze riportate sul menu. Il conto parla ma non si sente tanto. Tu però te ne vai che senti di aver mangiato finalmente come un Signore.

domenica 8 luglio 2007

Troppo forte



Fino a ieri la conoscevo solo di fama, ma non pensavo se ne potesse godere fisicamente. Poi me la sono trovata davanti, con quel vestito accattivante, e non ho saputo resistere. Ho consumato subito, ma mi è rimasto un pò d'amaro in bocca. Ha un corpo notevole, per carità, e un profumo inebriante. Però quel carattere, così deciso, non so. Troppo per me. Non credo durerà a lungo, nella mia dipensa.

giovedì 1 marzo 2007

Tè lo raccomando



Twinings Voyage Brazilian Baia. Tè nero coltivato in Brasile, più il 10% di fave di cacao, 2,5% aroma di cocco, 0,5% noce di cocco disidratata, 2,5% aroma di vaniglia. Un'esperienza mistica. E un filtro che al tatto sembra un collant.
Della stessa serie fanno parte le varietà Indian Chai, Indian Goa, African Thunda, Russian Taiga (quest'ultimo credo non sia reperibile in Italia).

lunedì 4 dicembre 2006

Il vino giusto? Il Rosso



Renzo Rosso, il papà del jeans stiloso, è sempre stato uno che c'ha visto lungo. Come quando 12 anni fa ha acquistato una tenuta di circa 100 ettari a Marostica, nei pressi di Vicenza. Non per impiantarci capannoni, ma per piantare viti e ulivi, che da poco hanno iniziato a dare i loro glamourissimi frutti. Perchè probabilmente Rosso aveva intuito prima di altri la dimensione estetica del consumo di vino, così come quella di una gastronomia che abbia un'identità. E così dalla Diesel Farm quest'anno sono stati tirati fuori il Bianco di Rosso (Chardonnay), il Rosso di Rosso (Cabernet Sauvignon + Merlot), il Nero di Rosso (Pinot nero), l'Olio di Rosso e, per digerire, la Grappa di Rosso. Il packaging, manco a dirlo, è curatissimo: le etichette sono stampigliate direttamente sulle bottiglie, di vetro molto spesso, e numerate a mano.
Curiosità: i cartoni delle bottiglie, solitamente da 6 o da 12, in questo caso sono da 5, numero preferito di Rosso.